La parola del Parroco - Don Maurizio Spreafico - 13 giugno 2021

Carissimi, dopo le feste e le solennità che abbiamo celebrato nelle ultime domeniche, eccoci alle domeniche del Tempo Ordinario, un lungo periodo dell’Anno liturgico che si protrarrà fino all’inizio dell’Avvento (28 novembre). Oggi celebriamo l’XI Domenica del Tempo Ordinario e siamo accompagnati dal vangelo di Marco con un brano che ci presenta due parabole. Gesù nel vangelo educa alla fede soprattutto attraverso due modalità: le parabole e le domande. Nei 4 vangeli possiamo trovare 37 parabole e oltre 220 domande del Signore rivolte a discepoli, a malati, a stranieri, ad amici e avversari, ecc.

Il Vangelo di oggi ci propone due parabole che parlano entrambe di un “seme” gettato nella terra. Nella prima parabola la crescita del seme non dipende dall’opera dell’uomo, ma da colui che getta il seme e dalla fertilità del suolo: “dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce” … alla sera vedi un bocciolo e al mattino si è aperto un fiore, senza alcun intervento nostro, ma per una misteriosa forza interna. In questa parabola c’è anche un altro insegnamento: il seme non diventa all’improvviso una spiga, ma la sua crescita è graduale: “prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga”. Come in natura, anche nella nostra vita spirituale la crescita è graduale e progressiva, consapevoli che la grazia di Dio opera in noi e produce frutti abbondanti se noi siamo un terreno accogliente e recettivo.

La seconda parabola mostra la sproporzione tra il minuscolo seme e il grande albero che ne nascerà: il granello di senapa, che è privo di ogni appariscenza, diventerà “il più grande di tutti gli ortaggi”. Questa parabola ci insegna che Dio ama i mezzi poveri e che il suo regno cresce per la forza segreta delle piccole cose, dei piccoli gesti di bontà, dei semplici e umili strumenti del suo amore. Come cantiamo nel Magnificat: “Dio ha guardato all’umiltà della sua serva, ha rovesciato i potenti dai troni e ha innalzato gli umili”.

Anche nella Prima Lettura si parla di semina e di crescita. Il testo di Ezechiele è un’anticipazione profetica del vangelo: dopo la drammatica esperienza dell’esilio babilonese, c’è la promessa di una rinascita e di una nuova sorprendente crescita. Dio prenderà dalla cima del cedro un ramoscello per piantarlo sul monte alto d’Israele, così che possa diventare un cedro magnifico. Dio è il grande protagonista della storia che, nonostante il peccato e l’infedeltà dell’uomo, prende l’iniziativa della rinascita e della crescita, e il piccolo resto d’Israele in esilio a Babilonia diventerà una grande nazione.

 

In un mondo in cui l’attività produttiva è orientata prevalentemente al profitto ed è all’insegna della velocità e della fretta, la Parola di Dio ci invita a riflettere. La nostra vita appartiene a Dio, e noi non possiamo sentirci i padroni assoluti di nulla. La realizzazione del regno di Dio non dipende dall’efficentismo né delle istituzioni né dei singoli. Il credente è consapevole che la sua vita è nelle mani di Dio e che la sua grazia opera meraviglie; il suo compito è quello di accogliere il dono con umiltà e disponibilità e cercare di rispondere con generosità all’amore di Dio che precede, sostiene e accompagna la vita di tutti. O Signore, tu sei il buon seminatore che, a piene mani, getti il seme della tua parola. Rendici un terreno accogliente e fecondo per far germogliare la tua parola seminata in noi e portare frutti copiosi di opere buone.