La parola del Parroco - Don Maurizio Spreafico - 5 febbraio 2023

Carissimi, celebriamo oggi la V Domenica del Tempo Ordinario. In queste domeniche la liturgia ci propone il cosiddetto “Discorso della montagna”, che occupa i capitoli 5-7 del Vangelo di Matteo. Dopo aver meditato domenica scorsa sulle Beatitudini, oggi le parole di Gesù descrivono la missione dei suoi discepoli nel mondo. Egli utilizza le metafore del sale e della luce e le sue parole sono dirette ai discepoli di ogni tempo e quindi anche a noi.

Gesù dice ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra. Voi siete la luce del mondo». Non dice: “voi dovete essere sale e luce … sforzatevi di diventare sale e luce …”, ma dice: “voi siete già sale e luce”. Inoltre, Gesù non si rivolge ai discepoli al singolare, ma al plurale “voi”, quasi a rimarcare che è proprio la testimonianza dell’amore fraterno che diventa sale e luce per il mondo.

Soffermiamoci sul simbolo del sale. Il sale è l’elemento che dà sapore e che conserva e preserva gli alimenti dalla corruzione. Il discepolo è dunque chiamato a tenere lontano da sé tutti quei germi corrosivi che inquinano la sua vita; si tratta di resistere al degrado morale, al peccato, testimoniando i valori dell’onestà e della fraternità, senza cedere alle lusinghe mondane dell’arrivismo, del potere, della ricchezza. Il sale poi, se resta chiuso nella saliera, non serve a niente: deve sciogliersi negli alimenti, deve darsi; così il cristiano deve essere generoso nel dono di sé. È “sale” il discepolo che, nonostante i fallimenti quotidiani, si rialza dalla polvere dei propri sbagli, ricominciando con coraggio e pazienza, ogni giorno, a cercare il dialogo e l’incontro con gli altri. È “sale” il discepolo che non ricerca il consenso e il plauso, ma si sforza di essere una presenza umile, costruttiva, nella fedeltà agli insegnamenti di Gesù che è venuto nel mondo non per essere servito, ma per servire.

La seconda immagine che Gesù propone ai suoi discepoli è quella della luce: «Voi siete la luce del mondo». Gesù ci invita ad essere un riflesso della sua luce, attraverso la testimonianza delle opere buone. La luce disperde l’oscurità e consente di vedere. Gesù è la luce che ha fugato le tenebre, ma esse permangono ancora nel mondo e nelle singole persone. È compito del cristiano disperderle facendo risplendere la luce di Cristo e annunciando il suo Vangelo. Si tratta di una irradiazione che può derivare anche dalle nostre parole, ma deve scaturire soprattutto dalle nostre «opere buone». Un discepolo e una comunità cristiana sono luce nel mondo quando indirizzano gli altri a Dio, aiutando ciascuno a fare esperienza della sua bontà e della sua misericordia. Il discepolo di Gesù è luce quando sa vivere la propria fede al di fuori di spazi ristretti, quando contribuisce a eliminare i pregiudizi e le calunnie, e a far entrare la luce della verità nelle situazioni viziate dall’ipocrisia e dalla menzogna. Fare luce! Ma non sono io la luce, non sono io a brillare di luce propria; solo se mi lascio illuminare da Cristo, luce del mondo, allora anch’io posso diventare luce per gli altri. Come nella Veglia pasquale, quando, nella liturgia iniziale della Luce, ciascun fedele accende la sua piccola candela dalla fiamma viva del cero pasquale.

 

O Signore, alla tua luce vediamo la luce! Donaci di alimentare sempre la nostra fiamma alla luce della tua Parola e dell’Eucarestia. E così saremo sale della terra e luce del mondo! Amen.