La parola del Parroco - Don Maurizio Spreafico - 14 luglio 2024

Carissimi, celebriamo la XV Domenica del Tempo Ordinario, sempre accompagnati dal vangelo di Marco. La liturgia della parola di questa domenica evidenzia il tema della chiamata e della missione. Nella Prima Lettura, il profeta Amos afferma: “Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge”. Nella Seconda Lettura, l’apostolo Paolo scrive agli Efesini: “In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati”. Gesù stesso, come ci narra l’evangelista Marco, “chiamò a sé i Dodici, e prese a mandarli a due a due”.

Chiamare e mandare: sono due verbi solo apparentemente contrapposti, se ci pensiamo fanno riferimento a quanto di più bello avviene in natura: pensiamo al parto, alle pulsazioni del cuore, allo stesso respiro. Contrazione ed espansione, continuo alternarsi che genera vita. Se fosse solo contrazione, la vita morirebbe di egoismo e chiusura. Se fosse solo espansione, si esaurirebbe come una nuvola nel deserto, destinata a sparire. Questo movimento garantisce dinamismo e forza alla vita, alternando momenti di impegno a momenti di riposo. Quando Gesù sceglie i Dodici, li costituì perché stessero con lui e anche per mandarli a predicare e a guarire (cf. Mc 3,14-15): occorre essere prima di tutto discepoli per poter diventare apostoli, occorre vivere una profonda e intensa relazione con il Signore per poter essere suoi testimoni … “cuore orante e mani operanti” direbbe don Bosco!

Gesù nel vangelo, dopo la resistenza incontrata a Nazareth per l’incredulità dei suoi abitanti, continua la sua attività di annunciatore del regno di Dio, associando anche i Dodici a tale missione. È sorprendente la strategia missionaria di Gesù: dopo l’insuccesso, invece di prendersi un tempo di riflessione, magari per rivedere la metodologia da adottare per essere più convincente, invia subito i suoi discepoli in missione. Nel testo è evidente che la missione è segnata fin dall’inizio dalla possibilità del rifiuto e Gesù avverte chiaramente i suoi discepoli di questo: “se non vi ascoltassero... se non vi accogliessero...”: il maestro affida un compito, ma non garantisce il risultato. Il rifiuto dei suoi compaesani prima, e il martirio di Giovanni Battista narrato da Marco immediatamente dopo l'invio in missione, chiariscono benissimo questa prospettiva. Il discepolo non deve misurarsi sulla visibilità del risultato in termini numerici, ma sulla qualità e lo stile dell'annuncio. Il maestro ci chiede di essere fedeli al Vangelo, non di riempire stadi o piazze; ci invita a spargere ovunque il seme della Parola, a essere generosi, a non preoccuparci di contare.

 

I discepoli sono inviati a due a due: è il segno eloquente della fraternità che deve accompagnare l’annuncio del vangelo … “da questo vi riconosceranno, se avrete amore gli uni per gli altri”. E ancora, ordinò loro di non prendere nient'altro che un bastone, né pane, né sacca, né denaro, né due tuniche, perché la tua vita non dipende dai tuoi beni, e – come ci ricorda Madre Teresa di Calcutta – “tutto ciò che non serve, pesa”. Con questa duplice testimonianza di fraternità e di sobrietà, i discepoli sono chiamati a portare vita, a liberare dal male, a guarire, a consolare, a essere segni e portatori dell’amore di Dio. Hanno visto con Gesù come si toccano le piaghe, come non si deve mai fuggire dal dolore, hanno imparato l'arte della carezza e della prossimità. Con i loro gesti di salvezza e con le loro parole di vita continueranno nel tempo la stessa missione di Gesù che proclamava: “Il regno di Dio è in mezzo a voi!”