La parola del Parroco - Don Maurizio Spreafico - 19 luglio 2026

Carissimi, celebriamo oggi la XVI Domenica del Tempo Ordinario. Domenica scorsa abbiamo iniziato la lettura del “discorso parabolico”, a cui Matteo dedica l’intero capitolo 13°. Dopo la nota parabola del seminatore il vangelo di oggi ci presenta altre tre parabole: quella della zizzania, del granello di senape e del lievito. Soffermiamoci soprattutto sulla prima, quella della zizzania, attraverso la quale Gesù ci fa conoscere la pazienza di Dio, aprendo il nostro cuore alla speranza.

Gesù racconta che, nel campo in cui è stato seminato il buon grano, spunta anche la zizzania, un termine che riassume tutte le erbe nocive, che infestano il terreno. I servi allora vanno dal padrone per sapere da dove viene la zizzania, e lui risponde che è stato il “Nemico” a fare questo. Loro vorrebbero andare subito a strappare via la zizzania che sta crescendo; invece, il padrone dice di no, perché si rischierebbe di strappare insieme alla zizzania anche il buon grano. Bisogna aspettare il momento della mietitura: solo allora si separeranno e la zizzania sarà bruciata.

Possiamo identificare il campo della parabola innanzitutto con il nostro mondo attuale, dove bene e male crescono insieme. Lo vediamo tutti i giorni: dalle notizie che riceviamo, dai fatti di cronaca, ecc. davvero il bene e il male crescono insieme nelle famiglie, nella società, nella Chiesa. Talvolta vorremmo fare “piazza pulita” di tutto il male che vediamo, ma non sempre è facile. Occorre però nutrire la speranza che il mondo e la storia sono sì affidati all’uomo, ma ultimamente sono nelle mani di Dio che certamente guida ogni cosa verso il bene.

Possiamo però identificare il campo anche con il nostro cuore, l’unico su cui possiamo intervenire direttamente. Dobbiamo custodire il nostro cuore, innanzitutto prendendoci cura con costanza dei delicati germogli del bene e poi individuando e sradicando le piante infestanti e le radici di male che possono esserci. Dobbiamo guardarci dentro ed esaminare un po’ ciò che succede, cosa sta crescendo in noi, cosa cresce in me di bene e di male. C’è un bel metodo per farlo: quello che si chiama l’esame di coscienza quotidiano, cercando di vedere cosa è successo oggi nella mia vita, cosa ha colpito il mio cuore e quali decisioni ho preso. E, alla luce di Dio, posso verificare dove ci sono le erbe cattive e dove c’è il seme buono.

 

Ancora un insegnamento possiamo trarre da questa parabola, che racconta due modi di guardare la realtà e le persone: i servi vedono innanzitutto le erbacce, il negativo, il pericolo; il padrone invece vede innanzitutto il buon grano, la zizzania è secondaria, viene dopo. Da una parte, dunque, lo sguardo del padrone, che vede lontano; dall’altra, lo sguardo dei servi, che vedono solo il problema. Ai servi sta a cuore un campo senza erbacce, al padrone sta a cuore il buon grano. Il Signore ci invita ad assumere il suo stesso sguardo, quello che si fissa sul buon grano, che sa custodirlo anche tra le erbacce. Dobbiamo conquistare lo sguardo di Dio, uno sguardo positivo su noi stessi prima di tutto perché, se non vedo la luce in me non la vedrò in nessun altro. Non uno sguardo negativo, che va a caccia dei limiti e dei difetti degli altri, ma uno sguardo positivo, di chi sa riconoscere il bene che cresce silenziosamente nel campo della Chiesa e della storia, coltivandolo fino alla maturazione.


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