La parola del Parroco - Don Maurizio Spreafico - 17 gennaio 2020

Carissimi, dopo il Tempo di Natale siamo entrati nel Tempo Ordinario. In questa II Domenica “per annum” lo scenario del quarto vangelo si apre con la testimonianza che il Battista rende con fede a Gesù, testimonianza che provoca la sequela di alcuni discepoli del Precursore dietro a Gesù.

“Ecco l’Agnello di Dio!”. Giovanni, circondato dai suoi discepoli e dalla folla attenta alla sua predicazione, ha un istante di illuminazione profetica e, rivolto a Gesù che sta per passare, esclama: “Ecco l’Agnello di Dio!”. Giovani è attento e sa penetrare nell’intimo del cuore di Gesù (fissa lo sguardo su di Lui) e lo indica ai suoi. La sua missione di precursore sta per finire, il passaggio di Gesù indica al Battista che per lui è venuta l’ora di fermarsi per lasciare posto a un altro, è Gesù ormai che deve prendere l’iniziativa! Sono necessarie anche per noi delle persone che ci aiutino, come Giovanni Battista, a capire, a distinguere, a interpretare, che ci dicano: “ecco” mentre passa Gesù! Ricordiamo allora tutte quelle persone che nel viaggio della nostra vita sono state come Giovanni Battista: guide, maestri, mediazioni, segni e portatori dell’amore di Dio.

“Che cosa cercate?”: le prime parole che Gesù pronuncia nel vangelo di Giovanni sono una domanda. Nei 4 vangeli possiamo trovare oltre 220 domande che il Signore rivolge a discepoli, malati, stranieri, amici ed avversari, ecc. La domanda è una comunicazione non violenta, che non mette a tacere l’altro, ma rilancia il dialogo, coinvolge l’interlocutore e al tempo stesso lo lascia libero. Gesù stesso è una domanda: la sua vita e la sua morte ci interpellano sul senso ultimo delle cose, ci interrogano su ciò che fa felice la vita … e la risposta è ancora Lui! Nel verbo “cercare” possiamo trovare la definizione dell’uomo: noi siamo creature di domanda e di ricerca, creature di desiderio. “Che cosa cerchi?” ripete a ciascuno di noi il Signore, “di che cosa hai bisogno, che cosa desideri più di tutto nella vita, che cosa ti manca per essere felice?”

“Maestro, dove dimori?”: i discepoli rispondono con un’altra domanda, che rivela un ricco senso teologico riguardante la vita, la persona di Gesù e il suo ministero; potremmo anche tradurre: “in che modo vivi?”, espressione che indica la ricerca di una persona che si vuole conoscere intimamente e con cui entrare in profonda relazione.

“Venite e vedrete”: Gesù non dice loro “sedetevi e imparate”, perché non si tratta di una conoscenza teorica e superficiale e neppure di una semplice ammirazione, si tratta invece di fare l’esperienza di una persona, di entrare in profonda relazione con Lui.

“Andarono … videro … rimasero con Lui!”: questi verbi indicano un vero e proprio cammino di fede, il cui inizio comincia quando i discepoli “vanno” da Gesù e “vedono” dove egli abita, ma il cui termine è raggiunto solo quando essi contemplano la sua gloria e credono in lui che abita nel Padre … sì, la dimora di Gesù è il suo essere presso il Padre e il discepolo è invitato a fare la stessa esperienza di lui e della comunione con il Padre!     

 

“Erano le quattro del pomeriggio”: i discepoli ricordano l’ora esatta dell’avvenimento ... l’incontro con Gesù, la bellezza e la forza di quello sguardo li ha segnati per sempre, un incontro decisivo per la loro vita, che avvia una presenza durevole e continuativa. L’importante allora non è “quanto” si vive, ma “per che cosa” si vive!

 

Ciò che avviene nel battesimo di Gesù è significativo di quanto avviene nel nostro battesimo. Dio Padre si piega su di noi dicendoci: “Tu sei il mio figlio prediletto!” E noi rispondiamo: “Padre, Padre mio!” Non siamo noi per primi a dire: “Padre!” Ma è Dio Padre che si piega su di noi e ci chiama figli. Non potremmo neppure recitare con piena verità la preghiera del Padre Nostro, se Dio non si chinasse per primo su ciascuno di noi chiamandoci “figlio suo”. Per questo possiamo dire che nel battesimo entriamo a fare parte della vita di Gesù e siamo come una cosa sola con lui. Anche lo Spirito Santo si posa su di noi in forma di colomba, nel senso che quello Spirito che muove Gesù a donarsi ai poveri e a dare la vita per i peccatori, ci viene comunicato perché sappiamo fare altrettanto. Così la nostra vita si identifica veramente con quella di Gesù! L’augurio per ciascuno di noi sia quello di vivere da battezzati, vivendo da figli come Gesù, il figlio amato, che passò nel mondo facendo del bene a tutti e del male a nessuno.