Carissimi, in questa domenica celebriamo la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo (Corpus Domini). Prima di ascendere al cielo, Gesù fa una promessa ai suoi discepoli: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo!”. Oggi possiamo dire: promessa mantenuta con il dono dell’Eucarestia! La sua istituzione nell’ultima cena da parte di Gesù, è anticipazione nel rito della donazione di sé sulla croce! È “memoriale”, cioè attualizzazione del sacrificio di Cristo, in cui anche noi siamo chiamati a partecipare e a lasciarci coinvolgere. È “culmine e fonte” di tutta la vita della Chiesa.
Il Vangelo di oggi riassume il senso di questa festa in una parola che Gesù ripete continuamente: la parola “vita”, il verbo “vivere”. Per ben sette volte Gesù ripete che mangiare la sua carne fa vivere! Siamo nel capitolo 6° di Giovanni: Gesù ha compiuto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci; la gente è conquistata dalle parole e dai suoi miracoli e vorrebbe farlo re; Gesù però si ritira sulla montagna, ma la gente lo cerca e il giorno dopo lo trova nella sinagoga di Cafarnao e qui Gesù pronuncia un lungo discorso sul pane di vita! “Io sono il pane vivo disceso dal cielo … il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. In questa frase c’è tutto il mistero di Cristo: disceso dal cielo nell’Incarnazione, dona la sua vita nella Pasqua: Dio è amore perché discende dal cielo e perché dà la vita! C’è poi l’invito ad entrare in comunione con Gesù in un “rimanere” reciproco: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui”; questo “rimanere” indica che l’Eucarestia non finisce in chiesa, nel rito, ma deve continuare nella vita!
Meditiamo sui gesti dell’istituzione dell’Eucarestia, che sono scanditi da alcuni verbi: prendere, benedire, spezzare, dare. Riferiamo questi stessi gesti, compiuti sul pane e sul vino, a noi stessi: anche noi come il pane e il vino siamo presi/scelti, benedetti, spezzati e dati. La nostra vita deve diventare una Eucarestia vivente!
Meditiamo sul momento della comunione durante la Messa: andiamo processionalmente verso Gesù, ci avviciniamo a Lui; stendiamo la mano per ricevere l’Eucarestia, come mendicanti che esprimono il bisogno di essere amati, perdonati, salvati; mangiamo il corpo di Gesù e come il cibo viene da noi assimilato, con l’Eucarestia siamo assimilati a Cristo, diventiamo una cosa sola con Lui! “La nostra partecipazione al corpo e sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo” (San Leone Magno). Dio in me: lui assorbe il mio cuore, io assorbo il suo cuore, e diventiamo una cosa sola. Noi spesso diciamo: vado a fare la comunione. Invece dovremmo dire: è Cristo che viene a fare la comunione con me, è lui che mi desidera e mi aspetta ed è felice che io sia arrivato. La gran parte della strada la fa lui. Io posso solo accoglierlo stupito e riconoscente per il suo amore gratuito e fedele.
Dalla comunione con Cristo siamo poi invitati a vivere la comunione con i fratelli, così come ci ricorda la Seconda Lettura di oggi: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo”. Dunque, non possiamo mai separare il corpo di Cristo che è sull’altare della chiesa dal corpo di Cristo che è sull’altare del fratello, che è nei poveri, nei sofferenti, negli ammalati, nelle persone sole e in difficoltà. “Qualsiasi cosa avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatta a me” (Mt 25,40). L’umanità è la carne di Dio!