La parola del Parroco - Don Maurizio Spreafico - 25 febbraio 2024

Carissimi, in questa Seconda Domenica di Quaresima ecco la Trasfigurazione! La Quaresima ci sorprende: la consideriamo un tempo penitenziale, di sacrifici, di rinunce, e invece oggi ci spiazza con un Vangelo pieno di sole e di luce, che mette energia, che dona ali alla nostra speranza. Ma per capire la Trasfigurazione, è importante leggere ciò che è successo prima, per collocarla nel suo giusto contesto. Poco prima di questo episodio, nel vangelo di Marco, c’è una domanda che Gesù rivolge ai discepoli: “Chi dice la gente che io sia? … E voi chi dite che io sia?”. Dopo la bella risposta di Pietro: “Tu sei il Cristo”, Gesù fa il primo annunzio della sua passione e comincia a parlare apertamente di ciò che lo attende, invitando i discepoli a seguirlo sulla via della croce. I discepoli sono disorientati, Pietro rimprovera Gesù che a sua volta deve rimproverare duramente Pietro: “Lungi da me Satana, perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”. A questo punto si colloca l’episodio della Trasfigurazione. Gesù prende con sé tre discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, sale su di un alto monte e si trasfigura davanti a loro. Con questa esperienza Gesù vuole rivelarsi nella sua divinità e così consolidare la fede nel cuore dei discepoli, preparandoli ad affrontare il dramma della croce e offrendo loro un anticipo di quella luce piena e definitiva della risurrezione.

Notiamo l’esclamazione stupita di Pietro: “È bello per noi essere qui, facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Insieme a Gesù ci sono Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti, a significare che in Gesù tutta la storia della salvezza si compie e si realizza in pienezza. L'entusiasmo di Pietro ci fa capire che la fede per essere forte e viva deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un “che bello!” gridato a pieno cuore. Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato, perché credere dà senso e pienezza alla mia vita, perché seguire Gesù e il suo vangelo è certamente impegnativo, ma anche entusiasmante e bello, perché c’è più gioia nel dare che nel ricevere, perché la strada della donazione e del servizio è la strada della gioia vera e profonda.

Di fronte a questa luce sfolgorante, che cosa dobbiamo fare? La risposta è offerta dalla voce del Padre: “Questi è il figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”. Il primo passo per essere contagiati dalla bellezza di Dio è l'ascolto. Siamo invitati anche noi ad ascoltare il Figlio, ad ascoltare Gesù che si rivela oggi come glorioso e trasfigurato, ma anche come colui che dovrà essere crocifisso e messo a morte; dobbiamo ascoltare e seguire questo Gesù, che ci invita a seguirlo nella logica del servizio e del dono di noi stessi. E la mia trasfigurazione avviene quando io mi sento “figlio nel Figlio”, quando mi lascio modellare da Lui, quando mi conformo a Lui, quando mi assimilo e a Lui, giungendo ad affermare con San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me!”

La conclusione solitaria e silenziosa. Gesù resta solo e anche i discepoli tacciono e sono invitati a non raccontare a nessuno l’episodio; cala il silenzio, cessa la gloria, ora si deve riprendere con decisione il cammino verso Gerusalemme, custodendo nel cuore la gioia e la pienezza dell’esperienza vissuta, per essere forti e fiduciosi nell’affrontare il dramma della croce, certi poi del trionfo della luce piena a definitiva della risurrezione.

 

Riviviamo anche noi l’episodio della trasfigurazione, come i discepoli: saliamo sul monte, con le nostre domande, i nostri interrogativi, le nostre inquietudini, le nostre incertezze e i nostri dubbi; stiamo con Gesù sul monte: custodiamo la nostra interiorità, troviamo spazi e tempi per la preghiera e la contemplazione e così rafforzare il nostro rapporto con il Signore; discendiamo dal monte, accogliendo l’invito che sant’Agostino immagina di rivolgere a Pietro: “Scendi, Pietro; desideravi riposare sul monte: scendi; predica la Parola di Dio, insisti in ogni occasione opportuna importuna, rimprovera, esorta, incoraggia usando tutta la tua pazienza e la tua capacità di insegnare. Lavora, affaticati molto, accetta anche sofferenze e supplizi, affinché, mediante il candore e la bellezza delle buone opere, tu possegga nella carità ciò che è simboleggiato nel candore delle vesti del Signore”.